RUNCARD

Trail running: differenze energetiche con le prove su strada



Quando, ormai cinque anni fa, ho incominciato la mia collaborazione medico-nutrizionale con la nazionale di ultramaratona, mi sono trovato davanti un numero rilevante di atleti che svolgevano tutti un’attività molto simile e che avevano, spesso, le medesime carenze e gli stessi punti deboli da correggere. Per me, medico e alimentarista, é stata ed é tuttora un’esperienza molto formativa, da cui ho imparato molto, anche a livello psicologico, dalla forza interiore e dalla determinazione di alcuni tra loro.

Quando la squadra degli ultratrailer si é aggiunta a quella dei centochilometristi e dei ventiquattroristi, mi sono trovato davanti ad una fattispecie agonistica e umana un po’ diversa dalle precedenti.

Il corridore di ultratrail infatti non é, come gli altri ultramaratoneti, un maratoneta “prolungato”. É invece un atleta che deve alternare, per un tempo che va dalle 5 alle 10 ore (ma molto più prolungato in alcune gare speciali come TDS, PTL ecc.) uno sforzo che non é per nulla omogeneo, ma che vede alternarsi momenti di tranquilla corsa su sterrato piano, a salite lunghe e dure o a discese molto tecniche. Sia le salite che le discese richiedono un impegno muscolare che é raramente richiesto su strada, e da un punto di vista energetico, visto che l’impegno cardiaco é consistente anche a ritmi blandi, il consumo di zuccheri si alza in modo consistente rispetto a quello dei grassi

Dobbiamo infatti ricordare che l’atleta di endurance, se si trova alla partenza in condizioni ottimali di nutrizione (sia nei giorni precedenti la gara, sia nell’ultima cena o colazione), dispone di una quantità di scorte zuccherine, sotto forma di glicogeno, sufficienti a coprire il suo fabbisogno per circa 30 km in piano (un paio d’ore di sforzo) indipendentemente dalla durata della competizione. É chiaro dunque che, in presenza di gare della durata di 7-8 ore o più, il corpo debba provvedere a fornire l’energia addizionale richiesta attraverso altre vie, che possono essere:

1) la disponibilità di grassi

2) le proteine muscolari (catabolismo)

3) l’integrazione dall’esterno

Il problema della disponibilità di grassi (che in un organismo sano e magro potrebbe tranquillamente coprire, in teoria, 70 maratone, una dietro l’altra) é che per essere utilizzati hanno bisogno di un innesco zuccherino. E se gli zuccheri sono finiti, ahimè, ci si può solo trascinare fino all’arrivo (auto-mangiandosi le proteine muscolari), pronti ad assalire ogni successivo ristoro. Il trucco per evitare questa indesiderata deriva dunque é quello di garantirsi sempre una piccola scorta di zuccheri disponibili, senza mai esaurirli del tutto.

Il fattore energetico decisivo nei trail prolungati, dunque, è ancora la disponibilità di zuccheri, anche se il consumo di grassi dovesse essere prevalente in relazione alla distanza di gara.