RUNCARD

Tipi da running #1: l’evoluzione del “tapascione”



Il “tapascione”. Dalla Treccani letteralmente ” Nel gergo dei maratoneti, chi partecipa alle gare senza intenti agonistici, per il puro piacere di portare a termine il percorso”. Tutto vero, ma negli anni il tapascione si è evoluto, ha cambiato abitudine, metodo, strategia.

Il tapascione classico rimane l’irriducibile del pettorale, quello che colleziona le “pezze” lasciando, spesso, il cronometro a casa. Lo trovi alla sagra del vitellino tonnato, come alla Maratona di Venezia, a ridosso della “ramazza” che elimina dal percorso gli atleti fuori tempo massimo; in maschera, in abito da sera, vestito da supereroe dei fumetti, oppure semplicemente col suo bel completino, felice di fare quello che lo fa star bene.  Il tapascione classico è il miglior portabandiera della filosofia di Runcard, con il suo concentrato di passione, goliardia, voglia di muoversi e stare bene.

Poi c’è il tapascione evoluto, o “maggiorato”.  Vuole che gli altri lo considerino un tapascione, così da non dare alcun punto di riferimento, ma in realtà passa ore sul pc a elaborare tabelle, programmare ripetute, corse in salita, fartlek, tutto con in testa un solo pensiero: il record personale. Si sveglia col cronometro, mangia col bilancino, beve con il misuratore. Guarda ossessivamente la bilancia, perchè “tanti chili persi, tanto più veloce al chilometro”, sceglie le scarpe con più cura di Julia Roberts in Pretty Woman e l’abbigliamento rigorosamente traspirante e aerodinamico, manco dovesse fare il record dell’ora. In cuor suo però, e per il cronometro, resta un tapascione. Migliorerà di un secondo il personale e sarà felice come un bambino, pur essendo arrivato a trenta minuti dal primo in una mezza maratona. Che imporrta? In fondo sono un tapascione!

Terza categoria, quella del terzo millennio, l’ultra-tapascione, o il trail-tapascione. Ha fatto tutto: la non competitiva, la campestre, la Mezza, la Maratona, la gara del paese. Adesso vuole di più, vuole sfidare se stesso, sempre “entro il tempo massimo”.  Il tapascione osa e prepara una ultramaratona, che solo a sentirla nominare viene il fiatone: cinquanta, cento chilometri, tutti di corsa. Prima era riservata ad atleti di una certa caratura, adesso è presa d’assalto da loro, i tapascioni annoiati dalle corte distanze, tipo i quarantadue chilometri e centonovantacinque metri della Maratona. Non ditegli, per carità, che la più famosa fra le Ultra misura 246 chilometri e congiunge, pensate un po’, Atene e Sparta, lungo il leggendario tragitto percorso da Fidippide per andare a cercare aiuto per fronteggiare l’ìinvasione persiana, percorso che attraversa l’istmo di Corinto, la piana di Argo e i monti dell’Arcadia. Si chiama “Spartathlon historic race”, roba per ultramaratoneti allenati e testati prima della partenza.

Alla stessa categoria appartiene, in fondo, il trail-tapascione. Nuove sfide, aria aperta, sterrato, montagne, fango. Il cronometro? Un trascurabile dettaglio.