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Sport4Recovery, riapriamo le competizioni sportive al pubblico



E’ partita Sport4Recovery, una campagna globale per incoraggiare i responsabili politici a riaprire in sicurezza lo sport organizzato. L’iniziativa è stata lanciata da un gruppo di organi di governo e di altri stakeholders di diverse discipline sportive con l’obiettivo di comunicare con i responsabili politici e collaborare con la comunità scientifica per evidenziare l’importanza dello sportper il recupero della salute mentale e fisica, nonché per mobilitare atleti e appassionati di sport.

“Lo sport può servire da modello per altri settori della società nel dimostrare e promuovere l’organizzazione di attività sicure e controllate e chiediamo alle organizzazioni sportive di tutto il mondo di unirsi al nostro movimento”, è l’appello di Sarah Lewis, segretario generale della Federazione internazionale sci, una delle federazioni e leghe (fra cui anche Lega Serie A, Federgolf, Cev, Fiba, Infront) che hanno condiviso la presa di posizione per sottolineare lo stato di incertezza che l’emergenza coronavirus ha prodotto sullo sport, dai professionisti alle centinaia di migliaia di addetti, dallo sport di base ai settori giovanili passando per gli amatori. Fra le richieste a politica e istituzioni contenute nel manifesto di #Sport4Recovery, c’è quella di tutelare il settore dello sport da ulteriori danni economici e strutturali, supportando attivamente lo sviluppo di un percorso sostenibile per la riapertura in massima sicurezza per tutte le persone coinvolte; semplificare le norme di viaggio e di trasferta nazionali e internazionali per atleti élite, squadre e funzionari, in linea con i protocolli di salute pubblica e sicurezza; considerare le esigenze di ogni singola disciplina; supportare gli sport femminili sia a livello di base, sia di élite e tenere conto dell’importanza dello sport per le persone diversamente abili. Inoltre si chiede di applicare allo sport gli stessi principi di sicurezza stabiliti per altri settori (come ad esempio teatri, cinema, ristoranti), permettendo agli spettatori di partecipare a gare e partite dal vivo e consentendo la riapertura di club e strutture sportive amatoriali.

“Riportare il pubblico sugli spalti sarebbe un ulteriore passo verso la normalità. Come cinema e teatri, gli eventi sportivi sono attività che fanno bene allo spirito”. Ne è convinto Roberto Re, mental coach al fianco di atleti e allenatori, che ha sposato la campagna #Sport4Recovery, nata con l’obiettivo di incoraggiare la politica a riaprire in sicurezza lo sport organizzato il prima possibile. “La ripresa dello sport è un messaggio di ritorno verso la normalità. Questo è un periodo di recupero, come dopo la frattura di una gamba, ed è fondamentale come viene comunicato: si può protestare che con le stampelle non è vita, oppure rallegrarsi di aver abbandonato la sedia a rotelle” sostiene Re, sottolineando il ruolo sociale dello sport, non solo per le centinaia di migliaia di addetti, i professionisti e gli amatori, ma in particolare per i bambini: “Non possiamo tenerli bloccati, hanno un bisogno fisico di muoversi, dobbiamo dargli la possibilità di correre dietro un pallone e fare altri sport, anche perché pare che siano gli unici immuni”.

Anche Filippo Tortu è testimonial di  #Sport4Recovery.

“Ancora bisogna correre a corsie alternate, ed è assurdo visto l’assembramento che invece c’è nelle partite di calcio in area per un calcio d’angolo”, ha dichiarato all’ANSA il recordman italiano dei 100 metri.

“Spero che nelle prossime settimane cambi il protocollo”, è l’auspicio di Tortu, che prepara la sua prima uscita, il 4 luglio alla Fastweb Cup organizzata da Sprint Academy a Rieti, dove un anno fa stabilì il personale di 9″99, non omologato per il vento, nel tripudio del pubblico. “Tornare a gareggiare è un bel segnale, anche se rischia di essere a porte chiuse – spiega lo sprinter -. Sarà impressionante. Il silenzio è bello quando stai sui blocchi, ma solo perché è seguito dal boato”.