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Sport e infiammazione: strategie nutrizionali per contrastarne insorgenza e sintomi



L’attività sportiva impatta sulla generazione di infiammazione e sulla salute gastrointestinale. Lo sport induce infiammazione, genera calore e aumenta la temperatura del core. L’infiammazione indotta dall’esercizio origina da diversi meccanismi ed è ulteriormente promossa in condizioni di alta temperatura ambientale. Attenzione quindi agli allenamenti (o performance) estivi, ma alcune strategie nutrizionali specifiche, possono limitare il processo infiammatorio, ridurlo o prevenirlo, soprattutto in atleti più soggetti alla sintomatologia o meno allenati.

Perché l’attività sportiva genera infiammazione?

L’attività sportiva può generare infiammazione attraverso alcune vie. Innanzitutto, la temporanea ridistribuzione del flusso sanguigno ai muscoli, riduce l’apporto di ossigeno agli organi, specie all’apparato gastrointestinale. La riduzione del flusso ematico e di ossigeno, aumenta la permeabilità della barriera intestinale, lasciando passare in circolazione una molecola infiammatoria e stimolatoria (il lipopolisaccaride o LPS) propria dei batteri patogeni Gram- che abitano il nostro intestino. Una volta in circolazione l’LPS stimola il nostro sistema immunitario e genera una infiammazione i cui sintomi possono essere più o meno acuti e intensi. Un’altra conseguenza diretta di questa alterata permeabilità, è il passaggio di acqua nel lume e un possibile malassorbimento dei nutrienti, meccanismi responsabili dell’insorgenza della diarrea.

Altri meccanismi infiammatori sono riconducibili al calore generato durante l’esercizio, che si può sommare a quello dell’ambiente esterno, e che aumenta ulteriormente la permeabilità intestinale. Non ultimo, il lavoro stesso sul muscolo che spesso crea micro traumi o micro lesioni. Tutti questi eventi culminano con la produzione di molecole pro-infiammatorie (come l’interleuchina-6 o IL-6) le quali hanno anche in parte lo scopo di riparare i danni e ripristinare la situazione fisiologica.

Questi fenomeni sono accentuati quando si lavora in ambienti molto caldi, e ovviamente quando il lavoro è prolungato, quando non ci si idrata a sufficienza e se ci si alimenta in maniera scorretta. Pochi carboidrati nella dieta, portano a un esaurimento del glicogeno muscolare ed epatico, generando uno stress infiammatorio e catabolico a livello muscolare. Esiste inoltre una suscettibilità individuale dovuta a meccanismi ancora poco chiari.

Va sottolineato che i soggetti più allenati possiedono la capacità di eliminare  più velocemente l’LPS dalla circolazione sanguigna (per esempio perché possiedono più anticorpi anti-LPS) e ristabilire l’equilibrio tra segnali pro- e anti-infiammatori più rapidamente. Tali atleti sono più resistenti all’ipertermia e all’infiammazione indotta dall’esercizio.

Infatti, questi sintomi si possono sentire soprattutto dopo periodi di pausa dagli allenamenti e/o in condizioni di alta temperatura (come spesso accade quando si ricomincia la stagione agonistica nel periodo estivo, o quando si hanno gare importanti in estate) oppure sono più intensi in soggetti meno allenati.

 

Strategie nutrizionali per contrastare l’infiammazione.

Alcune strategie nutrizionali possono contrastare i sintomi e limitare l’insorgenza di infiammazione:

La nutrizione deve essere considerata come una parte integrante e indispensabile di un allenamento ottimale. È ormai ampiamente dimostrato come la nutrizione giochi un ruolo essenziale su più aspetti della performance e della condizione fisica. Affidarsi al professionista fa la differenza, e prima impariamo a gestire la nutrizione, migliori e più rapidi saranno i risultati.