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Quando e perché si lussa la spalla?



La spalla è un complesso articolare particolarmente libero e questo permette di fare movimenti complessi. Il prezzo da pagare per questa mobilità è una maggiore vulnerabilità.

«L’articolazione portante della spalla è quella glenomerale, che mette in rapporto testa dell’omero e cavità glenoidea della scapola La testa dell’omero poggia su una superficie piatta (glenoide), e non semi-sferica, che è un quarto della sua, e ciò rende questa articolazione particolarmente esposta alla lussazione (fuoriuscita dell’omero dalla sua sede normale). Si parla di lussazione di spalla se l’omero fuoriesce completamente e di sublussazione se fuoriesce soltanto in parte. Una spalla che si lussa o sublussa viene definita spalla instabile».

Quali sono le cause della lussazione di spalla?

«L’instabilità può essere divisa in tre categorie:

  1. la lussazione traumatica;
  2. l’instabilità multi direzionale;
  3. l’instabilità microtraumatica.

La prima è legata a traumi che causano la perdita dei rapporti reciproci tra i capi articolari. Lo slittamento delle due estremità ossee, che nella maggior parte dei casi avviene in direzione antero-inferiore, può provocare danni alla capsula e ai legamenti che stabilizzano l’articolazione e talvolta lesioni della cartilagine articolare, dei vasi, delle ossa, della cute (lussazione esposta) e dei nervi.

L’instabilità multidirezionale è, dal canto suo, piuttosto frequente nelle persone giovani ed è legata a una lassità costituzionale dei legamenti, che rende l’omero più mobile nelle diverse direzioni e più incline a sublussazioni.

L’instabilità microtraumatica è invece legata a un’alterazione dell’equilibrio funzionale della spalla conseguente a continui microtraumi, in genere legati allo svolgimento di attività onerose per la spalla, come accade per sport come il nuoto, la pallavolo e il tennis. La spalla in questi casi tende a sublussarsi e spesso fa male».

Che cosa bisogna fare in caso di lussazione?

«Dopo una lussazione traumatica la testa omerale deve essere riposizionata nella sua sede (riduzione) con particolari manovre che dovrebbero essere sempre eseguite da personale esperto, pena possibili danni a nervi e vasi, con il rischio di lesioni permanenti.

Dopo la riduzione, la spalla va immobilizzata con una fasciatura o un tutore per un periodo variabile da 2 a 4 settimane in funzione dell’età del paziente e del tipo di lesione.

Sempre in funzione di questi due fattori può essere preso in considerazione un intervento chirurgico di capsuloplastica, oggi eseguito sempre più spesso per via artroscopica.

Nel caso dell’instabilità multidirezionale e di quella microtraumatica, infine, il primo approccio è sempre riabilitativo.

La riabilitazione ha l’obiettivo di rendere più stabile l’articolazione e di eliminare il dolore.

Se non si ottengono i risultati sperati si può prendere in considerazione l’intervento chirurgico».

 

Dott. Enzo Vinci Ortopedico Traumatologo