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Perché tutti dovrebbero tenere un diario di allenamento?



Nell’epoca di tablet e smartphone, dove tutti ci sentiamo in dovere di comunicare con il mondo tramite i social media, ma dove facciamo sempre più fatica a parlare con il nostro vicino di casa, sembra quasi insensato e fuori luogo dedicare qualche riga a uno strumento un po’ dimenticato come il diario di allenamento. Non stiamo parlando della sofisticata piattaforma web, dove scarichiamo le migliaia di dati raccolti, metro dopo metro e secondo dopo secondo, dai nostri fantascientifici running computer da polso. Il diario di allenamento, quello vero, è un semplice quaderno, al massimo un’agenda, dove infiliamo i nostri ricordi e li custodiamo come un tesoro: conosco corridori che conservano gelosamente quaderni con appuntati vent’anni e più di corse, spesso quotidiane. Migliaia di chilometri e tante emozioni racchiuse in poche frasi e qualche numero, a lasciar traccia concreta di una passione profonda, che ciascuno è libero di vivere e interpretare a modo suo.

Ed è proprio la tracciatura dell’allenamento il motivo per cui allenatori e corridori sono soliti appuntarsi gli allenamenti effettuati, con qualche nota qua e là, giusto per non scordarsi nulla. In questo modo, a distanza di tempo, saranno in grado di ripercorrere la loro storia sportiva, capire cosa si è fatto bene e cosa si è sbagliato, in quale occasione si è premuto troppo sull’acceleratore e in quale, al contrario, sarebbe stato meglio rimanere un po’ più concentrati e allenarsi in modo migliore. Perché ogni teoria sull’allenamento deve essere sperimentata e calata nella realtà fisica e ambientale di ciascuno, e diventa quindi importantissimo capire, tramite l’analisi dei diari di allenamento, come si è comportato il nostro corpo in risposta a determinati stimoli, per “correggere il tiro” e riuscire ad allenarsi sempre meglio.

Ma quali voci deve contenere un diario di allenamento? Non possono mancare, chiaramente, l’indicazione della data, del tipo di allenamento effettuato (fondo lento, fondo medio, prove ripetute ecc…) e dell’ora del giorno in cui ci si è allenati; perché diverso è correre di mattina presto o di sera, ma anche correre in un caldo e umido pomeriggio estivo, rispetto a una fresca serata primaverile. I più puntigliosi si appunteranno anche temperatura e meteo, ma vi posso assicurare che ci si ricorda di molti allenamenti anche solo da qualche piccolo appunto sparso qua e là. Per quanto riguarda l’aspetto più propriamente tecnico, è bene indicare nel diario di allenamento il tempo di allenamento totale e il tempo di percorrenza di ciascuna prova/tratto, ma anche il chilometraggio della seduta e, se volete essere più precisi, i chilometri percorsi alle diverse intensità. Un consiglio: non diventate schiavi di questo dato! I km non sono l’unico indicatore per descrivere l’allenamento e si compirebbe un errore molto grave nel considerarli come tale. Se ne avete la possibilità, è sicuramente utile inserire nel vostro diario qualche dato di frequenza cardiaca: istantanea e media per ogni tratto, ma anche la frequenza cardiaca a riposo, misurata la mattina appena svegli, la quale rappresenta un importante indicatore dello stato di affaticamento.

Tuttavia, ciò che davvero non può mancare sono quelle piccole frasi, quegli smiley, quelle semplici parole che, oltre a fornire importanti informazioni sull’allenamento, rendono unico il quaderno/diario di ogni corridore. E che, soprattutto, lo rendono personale. Una faccina sorridente vicino a un allenamento faticoso può raccontare molto più di un dato di frequenza cardiaca, o di una semplice velocità media. La battuta di un compagno di allenamento o il ricordo di qualche episodio divertente possono, anche distanza di tempo, far nascere qualche brivido. E a questo, probabilmente, nemmeno il software più completo potrà mai arrivare.

 

Dott. Luca Del Curto