RUNCARD

Perché allenarsi in pista?



Croce e delizia di molti corridori, i 400 metri gommati di un impianto di atletica leggera sono il luogo ideale per consumare gli allenamenti più impegnativi, ma non solo. La corsa non nasce nella pista, ma è nella pista che trova la sua espressione più pura dal punto di vista della gestualità tecnica. Ed è proprio in pista che i corridori riescono a esprimere appieno il loro potenziale: basti pensare a cosa accade ai velocisti … esseri umani lanciati a velocità che sfiorano i 50km/h, con un equilibrio pressoché perfetto di ogni singolo muscolo. Incredibile.

Un corridore amatoriale non sfugge a questa logica e, se vuole migliorare se stesso tramite l’allenamento, dovrebbe sistematicamente scendere in pista e, perché no, programmare qualche competizione sulle distanze tipiche del mezzofondo. Pensate al motore di una Ferrari e a quello di una 500. La potenza del primo è infinitamente maggiore di quella del secondo, e sarà molto più facile, per il motore più potente, viaggiare a velocità assolute che l’altro motore non è nemmeno in grado di sviluppare. E così accade per il corridore. Se egli è in grado di sviluppare la massima potenza (aerobica) alla velocità di 15km/h (4’00”/km), difficilmente riuscirà a protrarre questa velocità per lungo tempo, ad esempio per una mezza maratona. Potrà avvicinarsi ad essa, ma mai arrivare esattamente a quella velocità. Se egli riuscisse a portare la potenza a 15,5 km/h (3’52”/km), tutto sarebbe più facile. E per migliorare la potenza è necessario, da una parte, perfezionare la gestualità tecnica in un terreno perfettamente pianeggiante e, dall’altra, utilizzare velocità di corsa più elevate, che permettano un miglior sfruttamento delle capacità elastiche e, più in generale, meccaniche. La pista è il luogo ideale per raggiungere quest’obiettivo, in particolare utilizzando in allenamento distanze più brevi rispetto a quanto si utilizza di solito. La pista consente tutto questo poiché la misurazione delle distanze è molto precisa e consente di creare infinite variabili per l’allenamento. Per l’amatore vanno benissimo distanze dai 200 ai 600 metri, da ripetere più volte, con un recupero non molto alto, tra 1’ e 2’ al massimo. Allungando i tempi di recupero si correrà più velocemente, ma ci si allontanerà troppo dalla meccanica di corsa tipica delle competizioni cui, in genere, il corridore amatoriale prende parte.

Non bisogna inoltre dimenticare che al centro di ogni pista si trova, di solito, un manto erboso compatto, che è perfetto per eseguire esercizi di tecnica di corsa e allunghi (ne parleremo presto su runcard.com), senza creare troppi traumi a muscoli, tendini e legamenti. Perché l’allenamento del corridore non è fatto solo di corsa, e a volte la cura del dettaglio può consentire dei miglioramenti altrimenti impossibili, ma sempre con lo sguardo rivolto all’integrità fisica.

Ed è proprio l’aspetto traumatologico a condizionare, anche mentalmente, molti corridori che si avvicinano alla corsa su pista. In effetti, il ritorno elastico dei materiali, unito all’uniformità del senso di rotazione (in molti impianti affollati è possibile correre solo in una direzione) e alle velocità di corsa più elevate, possono generare qualche problemino fisico al corridore. Ma questo non è un motivo valido per non allenarsi in pista. Sarà piuttosto importante prepararsi in maniera adeguata dal punto di vista fisico e, soprattutto, seguire una progressione sensata negli allenamenti, sia dal punto di vista del volume, sia delle intensità di corsa. Il mito della fatica a tutti i costi deve lasciar spazio a un pizzico di razionalità in più: il vostro corpo ringrazia, e le prestazioni miglioreranno di conseguenza.

 

Dott. Luca Del Curto