RUNCARD

Nutrizione e richiesta energetica dopo un infortunio



Gli ATLETI sono sottoposti inevitabilmente a un maggior rischio di infortunio.

La NUTRIZIONE ha un ruolo predominante nei confronti dell’infortunio, sia prima che dopo.

Uno stato nutrizionale adeguato e una dieta corretta in termini di proporzione di proteine, carboidrati e grassi, può aumentare la resistenza del muscolo alla perdita di massa e migliorarne le capacità rigenerative, sia che l’infortunio interessi il tessuto scheletrico o i tessuti molli. Mentre un’adeguata alimentazione durante le fasi post-infortunio rallenta la perdita di massa muscolare e mantiene a un livello accettabile la sintesi proteica.

Il recupero successivo a un infortunio prevede 2 fasi, la prima comprende guarigione e riabilitazione, la seconda è il ritorno all’attività e all’allenamento. In entrambi i casi la NUTRIZIONE esercita la sua grande influenza.

La massa muscolare è in continuo equilibrio tra il catabolismo e l’anabolismo. La prevalenza di uno di questi due processi determina il destino del muscolo. Il catabolismo comincia molto precocemente in seguito a un infortunio con immobilizzazione, già dopo 36-48 ore, per poi diminuire di intensità nei giorni successivi. Il meccanismo prevalentemente responsabile dell’atrofia muscolare è la drastica riduzione della sintesi proteica. Si instaura, inoltre, un meccanismo di resistenza agli stimoli anabolici.

Un aspetto nutritivo cruciale del recupero da infortuni, è il fabbisogno energetico, solitamente, gravemente sottostimato quando si pensa a un periodo di immobilizzazione.

In genere gli atleti riducono drasticamente il contenuto energetico della dieta, per paura di aumentare troppo la massa grassa, in assenza di allenamenti. La verità è che il processo di guarigione comporta una grande spesa energetica (stimata attorno alle 500 kcal/die) che varia a seconda del tipo e della gravità dell’infortunio. Anche la deambulazione con stampelle è più dispendiosa di 2 o 3 volte, rispetto la deambulazione normale. Perciò, la riduzione della spesa energetica non è così elevata.

In queste situazioni ridurre drasticamente l’introito calorico comporta una maggiore perdita di massa muscolare e allunga i tempi di guarigione. Ma è altrettanto importante evitare la sovralimentazione, che potrebbe indurre a una maggiore infiammazione e a un indesiderato aumento di deposito adiposo a scapito della massa muscolare.

Quindi è fondamentale programmare bene l’introito calorico e riadeguare la proporzione di proteine. È stato dimostrato che dovrebbe essere garantito un introito di proteina di alto valore biologico pari a circa 2-2.5 g/kg/di peso corporeo, al giorno. Alzando leggermente la proporzione di proteine introdotte rispetto agli altri macronutrienti. Si raccomanda inoltre di assumere tali quantità durante tutto l’arco della giornata, frazionandole in diversi pasti, regolarmente. Con queste modalità si può prevenire/rallentare significativamente la perdita di massa muscolare.

La riduzione dell’introito calorico è comunque necessaria in certa misura. Si consiglia di assumere alimenti che inducono sazietà. Questi sono alimenti proteici, frutta e verdura (che apportano anche vitamina C e vitamine del gruppo B, tutte fondamentali per la guarigione). Anche bere molto è importantissimo.

Un altro fattore da considerare, è lo status infiammatorio. L’infiammazione è un processo fisiologico, che nelle prime fasi dopo l’infortunio promuove i processi di guarigione. Non può essere drasticamente abolita o si rallenterà la guarigione. Assumere, quindi, con cautela gli antiinfiammatori, senza esagerare.

Controversie si sono verificate anche nello studiare gli effetti dei supplementi di creatina (che però in alcuni casi ha dimostrato efficacia nel migliorare il metabolismo glucidico e la sintesi proteica) e aminoacidi ramificati.

Pertanto, ad oggi, non ci sono evidenze scientifiche sufficienti per approvare l’utilizzo di diversi integratori allo scopo di migliorare la biosintesi muscolare e diminuire i tempi di recupero, se l’alimentazione è bilanciata e varia. Tutti gli esperti sono d’accordo nel sottolineare la maggiore biodisponibilità e l’efficacia degli alimenti interi. Tutt’altra storia sono le diete sbilanciate, mono-alimento e quelle vegetariane o vegane. In quel caso è obbligatoria la consulenza con un esperto per l’integrazione di macro- e micro-nutrienti specifici, nelle dosi corrette.

Dott.ssa Faè Damiana Antonia