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Lo stretching è davvero utile?



Alzi la mano chi non ha mai sentito parlare di stretching. Dall’educazione fisica scolastica alle prescrizioni mediche, posso immaginare che quasi tutti ne abbiate avuto a che fare. Eppure, anche in quest’ambito si rincorrono miti e leggende, che originano spesso da personali interpretazioni di alcune ricerche scientifiche. Ma andiamo per gradi. Quando si parla di stretching, si fa in genere riferimento al metodo dello stretching statico, importato in Italia all’inizio degli anni ’80, con l’omonimo libro di Bob Anderson. Questa metodica consiste nell’assumere particolari posizioni e mantenerle per un tempo di almeno 20 secondi. In questo modo si produce lo stiramento dei diversi elementi dell’apparato locomotore e, conseguentemente, si migliora la mobilità articolare. Quest’ultima rappresenta la capacità di eseguire dei movimenti di grande ampiezza, e può essere determinante nello sport, poiché permette un miglioramento dell’efficacia del movimento e, soprattutto, concorre ad allontanare gli infortuni muscolari, vero spauracchio di ogni sportivo.

Ma le cose, si sa, non sono mai così semplici e lineari. Infatti, negli ultimi anni si sono susseguite ricerche scientifiche internazionali che hanno screditato lo stretching statico, evidenziandone un presunto effetto negativo sulla prestazione. In realtà, la maggior parte di queste ricerche ha esaminato l’effetto acuto dello stretching, ossia ciò che accade rispetto alla prestazione, subito dopo aver portato a termine una seduta di allungamento. In altre parole, gli scienziati hanno fatto eseguire una serie di esercizi di stretching statico a un gruppo di soggetti, per poi andarne a misurare la performance in un determinato gesto motorio (ad esempio il salto, oppure lo sprint, ma anche una corsa sul miglio) e confrontarla con quanto i soggetti sono riusciti a fare senza lo stretching. Risultato: la prestazione peggiora in seguito all’esecuzione di esercizi di allungamento e, di conseguenza, lo stretching è dannoso ai fini della performance, se eseguito in fase di riscaldamento. Verità scientifica, che però non deve portare a conclusioni forvianti. In effetti, lo stretching statico, andando a lavorare sui recettori che scambiano informazioni con il sistema nervoso centrale sullo stato di tensione/allungamento delle strutture muscolari e tendinee, può “confondere le idee” al sistema nervoso, il quale sarà meno efficace nel far eseguire l’azione motoria, con conseguente peggioramento della performance.

Ma come si traduce tutto questo per il corridore amatoriale? In sostanza, anche il corridore amatoriale che voglia rendere un po’ più scientifico l’allenamento, non deve effettuare stretching statico prima delle competizioni, in particolare quelle più brevi, sostituendolo con esercizi di mobilità articolare più dinamici. Tutto qui. Lo stretching può continuare a trovare il suo posto nell’allenamento, magari spostato a fine seduta o, meglio ancora, in sedute di allenamento a parte, magari la sera prima di coricarsi. Infatti, non bisogna dimenticare che la muscolatura contratta è generalmente associata a condizioni di tensione psicologica e che, di conseguenza, l’abbassamento del tono muscolare causato dallo stretching può influire positivamente sul rilassamento, con effetti benefici anche sulla rigenerazione post allenamento. Si potrà poi fare di meglio, utilizzando tecniche posturali che, partendo dal presupposto che gli elementi dell’apparato locomotore sono tutti collegati tra loro, evitano che l’allungamento di un segmento sia compensato dall’accorciamento di un altro, all’interno della stessa catena cinetica. Oppure si potrà personalizzare lo stretching andando a insistere su determinati esercizi piuttosto che su altri, ma in questo caso, come per le posture, è meglio rivolgersi a personale competente e qualificato.

Infine, chiunque ha praticato sport, sa che lo stretching riveste un’importanza vitale ai fini della socializzazione: facendo stretching si chiacchiera e si conoscono meglio i compagni di allenamento, e se è vero che l’uomo è un animale sociale, sarà anche vero che i minuti trascorsi facendo stretching sono preziosi e vanno custoditi come un tesoro. Perché l’allenamento non si può ridurre a una semplice pratica scientifica, altrimenti, che divertimento ci sarebbe?

 

Dott. Luca Del Curto