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Le fibre muscolari e il metabolismo aerobico



I muscoli striati (o volontari) sono formati da innumerevoli fibre (o cellule) che hanno la proprietà di contrarsi: tali contrazioni ci consentono di assumere una posizione nello spazio, in stato di quiete o di moto.

Ogni funzione biologica necessita di energia per potersi realizzare e i processi legati alla contrazione muscolare non fanno eccezione.

Nelle fibre muscolari grassi, zuccheri e proteine (substrati energetici) reagiscono con l’ossigeno e da tali reazioni si formano acqua, anidride carbonica e ATP (adenosintrifosfato).

L’ATP è una molecola ricca di energia utilizzata nella contrazione muscolare.

Tale complesso di reazioni è definito Metabolismo Aerobico.

Lo utilizziamo in ogni momento della nostra vita; si realizza in ogni cellula del nostro corpo che disponga di substrati energetici e ossigeno, gli uni e l’altro trasportati e distribuiti all’intero organismo dal sangue.

Il Metabolismo aerobico, pertanto, dipende da fattori generali e cioè, in estrema sintesi:

Nel Metabolismo aerobico siamo soliti distinguere due fondamentali caratteri: la Capacità e la Potenza.

La Capacità aerobica esprime il volume di lavoro svolto da un atleta servendosi esclusivamente del metabolismo aerobico: è una misura quantitativa del lavoro effettuato. La Capacità aerobica riconosce il suo limite nell’esaurimento dei substrati energetici disponibili.

La Potenza aerobica è, invece, un parametro qualitativo: esprime l’intensità del lavoro fisico compiuto da un atleta: è misurabile mediante la determinazione del Massimo Consumo di Ossigeno (VO2max), valore che indica il massimo carico di lavoro sostenibile per quell’atleta.

L’allenamento fisico è un valido mezzo per migliorare l’una e l’altra qualità attraverso la definizione di un programma strutturato in cui siano ben individuati e proposti differenti e specifici carichi di lavoro.

 

Vincenzino Siani