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La febbre nello sportivo: serve trattarla?



Se un atleta ha la febbre, questa è – il più delle volte – una risposta naturale ad un’infezione o ad un malessere che il corpo tenta di curare proprio con il rialzo di temperatura, che rappresenta l’antibiotico naturale che l’uomo ha prodotto per milioni di anni.

Bloccare questo processo con farmaci antipiretici ha solo l’effetto di fermare il processo di “disinfezione” in atto. Il rialzo febbrile infatti ci stordisce un po’, ma uccide le cellule batteriche responsabili del malessere. Una via più sensata potrebbe essere quella di rafforzare il sistema immunitario con oligoelementi, riposare, mangiare leggero o almeno lasciare sfogare l’organismo vigilando sull’evoluzione dei sintomi e intervenendo solo in casi gravi, dove necessario.

La febbre è solo un esempio, ma se ci pensiamo anche vomito e diarrea, tosse, starnuti, catarro, eruzioni cutanee non sono altro che tentativi del corpo di liberarsi di qualcosa (tossine, allergeni, metalli pesanti, sovraccarichi di ogni genere).

Bloccare la via d’uscita con antistaminici o cortisonici può non essere una buona idea, perché il sovraccarico tornerà a cercare vie d’uscita, magari più profonde o più complesse, poi, da guarire.

Gli esempi relativi a farmaci “anti” potrebbero continuare a lungo: antiacidi (quando lo stomaco ha invece bisogno della sua naturale acidità per avviare correttamente il processo digestivo), antipertensivi (che abbassano la pressione ignorando le vere cause alimentari, ormonali o di età che hanno generato pressione più alta), antidepressivi (come se i problemi della nostra psiche si risolvessero con un po’ di chimica), antibiotici (che alterano in modo grave il nostro microbiota intestinale), antidiabetici (inutili in chi sia sedentario e si ingozzi di zuccheri e farine raffinate), antidolorifici (il cui uso è paragonabile a quello di chi, con i ladri in casa, zittisca la sirena perché gli dà fastidio).

L’elenco è infinito: fino a che non si affrontano le cause reali delle patologie, sopprimere i sintomi con farmaci anti-qualcosa potrà fare solo danno (se si eccettua il breve sollievo iniziale) cronicizzando il malessere e rendendoci tutti dipendenti dall’uso di sostanze chimiche esterne. I farmaci sono preziosi e in rari casi possono salvarci la vita.

Un bravo medico sa ben distinguere quando il farmaco sia necessario e quando no. L’uso esagerato e spropositato che se ne fa oggi è del tutto inaccettabile. Non sarà mai troppo tardi per esprimere con fierezza, da atleti, la nostra capacità di sopportare qualche lieve disagio in attesa che il corpo, aiutato da un corretto stile di vita, trovi da solo – come nella maggior parte dei casi sa fare – le vie necessarie ad una completa guarigione.

 

Dott. Luca Speciani