RUNCARD

La distorsione della caviglia



Uno degli infortuni più frequenti per chi pratica attività sportiva è sicuramente la DISTORSIONE ALLA CAVIGLIA.

Le distorsioni colpiscono con elevata coincidenza Runners, tennisti, calciatori, pallavolisti.

CAUSE

 Le cause più comuni della distorsione alla caviglia sono traumatiche: un contrasto di gioco, un cambio di direzione col piede che rimane piantato a terra in maniera anomala, entrare nella classica “buchetta” del manto stradale mentre si corre…

I legamenti laterali del piede sono i più colpiti (peroneo astragalico anteriore e peroneo calcaneare) ma possiamo avere, a seconda del movimento del piede, il coinvolgimento di altri legamenti come il deltoideo, il tibio peroneale, ecc.

SINTOMI

I sintomi comuni della distorsione alla caviglia sono il dolore, gonfiore e perdita di funzionalità.

Il medico, prima di stilare un piano terapeutico da affidare al terapista, dovrà capire se la caviglia ha già subito traumi distorsivi in quanto l’articolazione potrebbe avere una instabilità cronica.

ESAMI DIAGNOSTICI

 Dopo una distorsione alla caviglia, quando si presenta una forte dolorabilità diffusa potrebbe essere necessaria una radiografia per scongiurare fratture.

Altro esame importante è la Risonanza Magnetica per escludere danni tendino- legamentosi ed accertare eventuali edemi ossei interni.

COMPLICANZE

 Una grave distorsione non trattata può determinare dolore cronico, instabilità e possibilità di artrosi della caviglia. Senza contare che una caviglia non trattata può modificare in maniera significativa l’appoggio plantare alterando l’assetto posturale dell’individuo (con tutte le conseguenze derivanti: lombalgie, pubalgie, dorsalgie, cervicalgie…).

TRATTAMENTO

Il fine è quello di prevenire il dolore e l’instabilità.

La prima fase consiste nell’applicazione di ghiaccio, riposo, antinfiammatori non steroidei se prescritti dal medico, compressione e arto in scarico. Per combattere il gonfiore risultano utili impacchi di argilla o fasciature all’ossido di zinco.

Come in tutti i traumi, prima si interviene, più efficace sarà il trattamento.

E’ importante, compatibilmente con le condizioni del paziente, mobilizzare in modo progressivo il piede. Si può iniziare con semplici movimenti passivi e attivi delle dita dei piedi, flesso-estensione passiva e attiva del ginocchio, leggeri massaggi a livello del polpaccio e del tibiale per stimolare il circolo sanguigno, linfatico e per mantenere un tono muscolare più appropriato possibile.

Per il potenziamento, oltre all’aiuto che il terapista può dare al paziente, verranno insegnati semplici esercizi da eseguire a casa con l’ausilio di fasce elastiche e tavole proriocettive.

TRATTAMENTO OSTEOPATICO

All’inizio sempre con ghiaccio, riposo, impacchi di argilla e/o ossido di zinco.

Si lavora la membrana interossea per facilitare la mobilizzazione dei liquidi insieme a tecniche molto dolci e precise quali i Pompage.

Nella valutazione osteopatica si ricercano eventuali blocchi articolari (es: disfunzioni a livello della tibio-astragalica, blocchi del medio piede e del retropiede).

Viene valutato se c’è un movimento e una stabilità appropriata dei malleoli (interno ed esterno) e della testa del perone.

Con un lavoro fasciale si armonizza il complesso piede-ginocchio-anca per togliere le tensioni muscolari accumulate ed evitare recidive.

Ovviamente è sempre fondamentale il rinforzo e la stabilizzazione del piede tramite il potenziamento e la propriocettività sopra citata.

Altro lavoro importante è quello di controllare il ritmo cranio-sacrale.

Spesso troviamo le ossa Temporali che non hanno un movimento ottimale. Con manovre specifiche va ripristinato il movimento consono di queste articolazioni in quanto ci sono importanti associazioni con strutture adibite al controllo dell’equilibrio.

Utilissimi, soprattutto in ambito fisioterapico, l’utilizzo di apparecchiature elettromedicali quali la Tecar, l’Ultrasuono, il Laser e la Magnetoterapia per accelerare i processi di guarigione dei tessuti colpiti.

Dott. Massimo Raimondi