RUNCARD

La dieta del runner e i colluttori orali, le controindicazioni



Ma cosa centra l’igiene orale con la corsa, vi starete probabilmente chiedendo.

No, nessun invito a non prendersi cura dei propri denti, ma chi è impegnato in allenamenti finalizzati al mezzofondo, al fondo e anche di velocità prolungata farebbe bene a minimizzare l’uso del colluttorio.

Il motivo va ricercato nei nitrati e nelle verdure.

Le verdure sono infatti fonte di nitrati che una volta assorbiti dal sangue vanno nelle ghiandole salivari, dalle quali tornano in bocca con la saliva; qui – per azione dei batteri saprofiti presenti sulla lingua si trasformano in nitriti che, una volta assorbiti, vanno in tutto il corpo, fra cui nei muscoli.

Durante l’allenamento, proprio nelle fibre muscolari impegnate nello sforzo, quando in esse arriva poco ossigeno o/e si produce acido lattico (dunque quando si supera la soglia anaerobica), dai nitriti si forma ossido nitrico. Fra gli altri effetti positivi, l’ossido nitrico determina la “biogenesi mitocondriale”, ossia la formazione di muovi mitocondri, i corpuscoli nei quali – combinandosi l’ossigeno con il glucosio e, nelle andature più lente, quali quelle della mezza maratona e della maratona, anche con i grassi – si crea l’energia (ATP) utilizzata dai muscoli per lavorare.

Le verdure (soprattutto lattuga, spinaci, coste, biete, altri tipi d’insalata e di ortaggi a foglia, ma anche le barbabietole rosse e, in concentrazioni comunque non trascurabili, altri ortaggi non a foglia) contengono nitrati.

È dunque importante mangiare d’abitudine verdure in buona quantità in ciascun pasto principale e, in particolare, anche più di 200 grammi nei pasti che precedono gli allenamenti in cui si arriva alla soglia anaerobica o la si supera.

E per tornare all’assunto iniziale, i corridori dei 400 m, del mezzofondo, ma anche del fondo e della marcia, non devono usare i colluttori, “killers” dei batteri “buoni”, che interrompono il ciclo che dai nitrati delle verdure porta fino alla biogenesi mitocondriale.

 

Articolo tratto dalle pubblicazioni di Enrico Arcelli (medico dello sport e dietologo), Serena Martegani (medico dello sport), Elena Casiraghi (specialista in alimentazione e integrazione dello sport)