RUNCARD

La corsa come antidepressivo naturale



L’effetto antidepressivo della corsa è scientificamente molto ben documentato. Muoversi rappresenta l’essenza della nostra natura di uomini. Rinunciare a farlo significa contrarre un debito nei confronti della nostra salute, che presto o tardi passerà a chiedere il conto.

Molte volte, prescrivendo attività fisica come terapia, ci si scontra con rigidità e blocchi psicologici che hanno le loro radici nelle nostre basi culturali, e che talvolta rendono difficilissimo avvicinare le persone al movimento.

Chi ha oggi 40-50 anni ha probabilmente avuto genitori che hanno vissuto le privazioni alimentari del periodo bellico o del primo dopoguerra: periodi che non prevedevano grandi tempi di svago e di diletto. L’idea che qualcuno “con tutto quello che c’era da fare” si infilasse scarpette e calzoncini e andasse a correre, era lontanissima dalle menti dei nostri genitori. Solo dalla metà degli anni ’70 abbiamo potuto assistere al fenomeno di qualcuno che – per puro piacere –  si dedicava alla cura del proprio fisico.

Purtroppo anche oggi l’immagine di chi si muove e suda è colpevolizzata da pubblicità molto aggressive. Eppure la storia della nostra evoluzione parla chiaro: nelle piccole comunità nomadi del paleolitico, costituite da cacciatori-raccoglitori, il movimento era pane quotidiano. Ciascuno doveva muoversi per diverse ore al giorno: per cercare cibo, per cacciare, per spostarsi da un luogo all’altro, per fuggire dagli animali feroci, per cercare un nuovo rifugio notturno, per attraversare un fiume.

Se fino a qualche tempo fa medici e antropologi si dividevano tra coloro che suggerivano una pratica sportiva regolare e costante, e altri che la caldeggiavano con maggiore prudenza, oggi – dopo la pubblicazione nel Novembre 2004 su “Nature” di un brillante lavoro di due eminenti studiosi americani, Dennis Bramble e Daniel Lieberman (“Running and the evolution of Homo”) – è risultato con chiarezza come l’uomo sia nato per correre, e non per stare fermo. La nostra struttura scheletrica, le nostre modalità di consumo energetico, le nostre capacità di smaltire il calore prodotto, sono quelle di un efficientissimo corridore di lunga durata, e senza tali modifiche strutturali e metaboliche oggi non saremmo uomini ma solo primati quadrumani, come le scimmie.

L’uomo si è distaccato dagli altri primati modificando le sue abitudini alimentari, sessuali, sociali e di linguaggio, grazie ad un comune denominatore corporeo di adattamento alla corsa di lunga durata. In altre parole, solo la capacità di correre a lungo ci ha permesso di distaccarci dal “resto del gruppo”, cambiando poi a poco a poco anche cervello, apparato digerente, corde vocali.

Quanto affermato non può lasciarci indifferenti. Sapere che il nostro organismo non solo è stato progettato per correre, ma anzi ha trovato nella corsa il mezzo per distaccarsi funzionalmente dai primati affini, deve farci riflettere. Come ci sarebbe impossibile vivere al buio (essendo il nostro corpo adattato alla luce) se non perdendo la nostra salute, così dobbiamo capire che ci è impossibile vivere senza muoverci. La corsa fa parte di noi, della nostra storia, del nostro corpo, del nostro equilibrio psicofisico. Ignorare questo fatto può voler dire contrarre un debito permanente con la nostra salute e con il nostro equilibrio mentale. Il sedentario sta rinunciando a qualcosa che è stato centrale nella sua storia evolutiva. Prendere coscienza di come la corsa faccia parte del nostro bagaglio psicofisico significa aver capito che se stiamo fermi diventiamo tristi, irritabili, demotivati, pigri e indolenti.

Uno studio di J.A. Blumenthal della Duke University, pubblicato nel ’99 sugli “Archives of internal medicine” ha dimostrato senza ombra di dubbio che un programma di allenamento fisico anche moderato ha effetti sulla depressione del tutto paragonabili a quelli dei più efficaci farmaci di sintesi. Su 150 persone testate, i miglioramenti sono stati del tutto simili sia nel gruppo trattato con farmaci (sertralina), che nei due gruppi sottoposti ad allenamenti mirati.

Per uscire dalla depressione, affiancare alle altre cure una minima quantità di movimento quotidiano, può essere la chiave di volta verso la guarigione.

Dott. Luca Speciani