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Infortuni e alimentazione: i rischi legati all’infiammazione



Un fattore che può influenzare fortemente la perdita di densità ossea è il livello infiammatorio generale dell’organismo. Il danno si basa sull’azione combinata di due fattori:

– La liberazione di proteasi e di altri enzimi in grado di indebolire la matrice ossea, almeno nella sua parte organica (costituita in buona parte da collagene)

– Il reclutamento in loco di cellule fagocitiche, in special modo osteoclasti

Bisogna ricordare che l’infiammazione (che tanti danni può causare al nostro organismo) è pur sempre una reazione di difesa, guidata dal nostro sistema immunitario e dalle sue molecole segnale. Un tessuto infiammato riceve un apporto maggiore di sangue e di nutrimento (per facilitare la guarigione) ed aumenta in modo massiccio gli scambi tra sangue e tessuti attraverso una contrazione degli epiteli vasali (le cellule che rivestono i nostri vasi) che possono così lasciare passare le cellule deputate alla rimozione dei residui dell’infezione o del trauma.

Tutte queste reazioni (che possono essere viste come uno spazzaneve che esce dalla strada principale e rimuove cumuli di neve, seguito da tanti addetti alla pulizia muniti di cestino raccogli rifiuti), una volta scatenate, possono andare a colpire anche il tessuto osseo. Dobbiamo tenere presente che gli osteoclasti sono a tutti gli effetti dei macrofagi, ovvero cellule specializzate nella rimozione di residui e “rifiuti”, che sono quindi sensibili al richiamo delle citochine pro-infiammatorie. In altre parole, se i tessuti sono infiammati, il numero di osteoclasti richiamati in loco può superare di gran lunga quello degli osteoblasti (costruttori) abitualmente presenti, generando squilibrio.

Dal punto di vista alimentare stanno recentemente e per fortuna modificandosi alcuni dei concetti che per anni hanno accompagnato le tristissime “diete a basso tenore di calorie”, che venivano propinate dalla letteratura americana. Gradualmente sono affiorate alcune nuove verità: per esempio che è preferibile fare uso di carboidrati complessi integrali capaci di rallentare l’assorbimento degli zuccheri; che è importante bilanciare l’apporto di carboidrati e proteine anche nel singolo pasto; che l’olio di oliva, un volta colpevolizzato è invece un alimento salutare; che molto meglio l’attività fisica di qualsiasi prodotto farmaceutico per abbassare la concentrazione dei grassi nel sangue o per mantenere vitali e resistenti le nostre ossa. Fino ad arrivare alle nozioni più recenti sull’insulina e sui suoi drammatici effetti sull’ingrassamento, sull’infiammazione e sull’alterazione del profilo lipidico, correlati ad un consumo smodato di zuccheri semplici nella nostra alimentazione quotidiana. I punti chiave quindi che devono orientare l’alimentazione di chi abbia problemi di osteoporosi devono essere rivolti, non – come molti ancora equivocano – alla ricerca dei cibi contenenti tanto calcio, quanto piuttosto, per tutto quanto fin qui discusso:

– Al controllo delle calorie complessive assunte, per evitare l’accumulo di grasso generatore di infiammazione, ma anche per evitare malnutrizioni o sottonutrizioni di ogni genere

– Al controllo dei picchi insulinici scatenati da sovradosaggi di zuccheri semplici, per l’effetto infiammatorio da essa prodotto

– Ad un corretto stimolo dei segnali leptinici provenienti dalle cellule adipose, in grado di stimolare la produzione di GH (ormone della crescita) attraverso la mediazione ipotalamo-ipofisaria

Lo squilibrio tra costruzione e rimozione ossea non è un fatto di “mattoncini” (che pure servono), ma il frutto di segnali scorretti che il nostro stile di vita e la nostra alimentazione danno al nostro cervello. Gli attori di questa rappresentazione sono alcuni neurotrasmettitori, ormoni, minerali e citochine il cui equilibrio è alterato da comportamenti alimentari aberranti: leptina, grelina, insulina, sodio, calcio, magnesio, zinco, vitamine C e D, ormone della crescita, collagene, TNF-alfa, NFkB ecc. dalle cui eccessive o carenti secrezioni può dipendere l’equilibrio tra costruzione di nuovo osso mediata dagli osteoblasti, e rimozione dell’osso stesso mediata dagli osteoclasti. “Raddrizzare” l’alimentazione e attivarsi al movimento può essere, come al solito, la ricetta vincente.

 

Dott. Luca Speciani