RUNCARD

Il recupero, questo sconosciuto



Correre significa divertirsi faticando, sentirsi vivi nel ricercare i propri limiti e sfidarsi quotidianamente per raggiungere i piccoli-grandi obiettivi prefissati. Questo vale per tutti, dal campione al podista della domenica, da chi è riuscito a fare della corsa una professione, a chi fa i salti mortali per ritagliarsi qualche istante per l’allenamento. Tuttavia, a volte ci si dimentica della propria condizione e si prende spunto in maniera cieca dagli allenamenti dei top-runners, confidando nel fatto che quell’allenamento funzioni e che, quindi, possa essere applicato a tutti, magari con qualche aggiustatina alle velocità di corsa. In alternativa, ci si affida alla rete: si scarica o si acquista una tabella che si cerca di seguire con rigore, perché quello dice la tabella, e quello va fatto. Al primo naturale intoppo, salta tutto.

Tutto ciò avviene perché esiste un fattore che non prendiamo in considerazione, o almeno consideriamo sempre troppo poco, spinti dalla voglia di fare, dalla smania di non perdere nemmeno un minuto di quanto programmato. Si tratta del recupero, un elemento determinante per il raggiungimento dei nostri obiettivi, e che non può non essere preso in considerazione in un programma di allenamento. Il problema è che si tratta di un parametro difficilmente quantificabile, che varia in maniera significativa tra le persone. In genere, è proprio l’ottima capacità di recupero a caratterizzare gli atleti di alto livello, i quali riescono a recuperare in maniera più veloce dopo un allenamento intenso e che, di conseguenza, possono allenarsi di più e con maggior intensità, anche relativa.

Ma cosa significa recuperare? Dopo l’allenamento, l’organismo si trova svuotato di buona parte delle riserve energetiche, presenta dei micro-traumi all’apparato locomotore, così come alle strutture cellulari responsabili dell’approvvigionamento energetico. E, se ci alleniamo a intensità elevata, a complicare le cose troviamo anche l’acidosi muscolare generata dall’acido lattico. Questi fattori rappresentano il cardine dell’allenamento, poiché è proprio in risposta a questi segnali biologici che l’organismo reagisce, ricostruendo se stesso e rendendosi più abile a sostenere sforzi come quelli che hanno generato i danni di cui sopra. Recuperare significa completare il processo di ricostruzione che rende possibile il miglioramento della prestazione.

Ogni tipo di allenamento porta con sé tempi diversi di recupero e l’abilità dell’allenatore sta proprio nel riuscire a miscelare bene le diverse sedute, per fare in modo che non si creino interferenze tra gli allenamenti e che, al termine di ogni ciclo, si possa verificare il miglioramento atteso. Ma anche l’allenatore più esperto deve conoscere al meglio i propri atleti, e saper riconoscere i più piccoli segnali, per riuscire a gestire al meglio gli imprevisti, che sono sempre presenti nell’allenamento.

Riconoscere questi piccoli segnali è fondamentale anche per chi pratica la corsa a livello amatoriale, che deve, forse ancor più che l’atleta di livello, riuscire a decifrare i segnali lanciati dal proprio corpo.

Per prima cosa, è importante prestare attenzione alle sensazioni durante la corsa: se non riuscite a sostenere velocità che poco prima non vi creavano difficoltà, probabilmente non avete recuperato gli allenamenti precedenti. Ma ci si può accorgere della mancanza di recupero anche da fattori extra-allenamento, in particolare:

Più in generale, è importante monitorare la motivazione rispetto all’allenamento: se questa dovesse calare in modo troppo marcato, probabilmente è giunto il momento di prendersi qualche giorno di pausa, per recuperare al meglio. Perché la corsa deve rimanere un piacere, e a volte è molto più produttivo un allenamento in meno che uno in più fatto in condizioni non ottimali.

 

Dott. Luca Del Curto