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Il cuore, organo “maratoneta”



Il cuore è un organo muscolare costituito da 4 camere: 2 atri e 2 ventricoli. L’attività coordinata di atri e ventricoli permette da un lato l’invio dal sangue verso il circolo polmonare, dove avviene l’ossigenazione del sangue stesso e il rilascio di anidride carbonica, e dall’atro la distribuzione del sangue ossigenato a tutti i nostri organi.  Il cuore è costituito da tessuto muscolare striato (miocardio comune) che è responsabile della contrazione e miocardio specifico, ovvero cellule del cuore che si sono “specializzate”nella conduzione degli impulsi elettrici che stimolano poi il miocardio comune a contrarsi.

Come qualsiasi organo il tessuto del cuore deve essere “nutrito” da una adeguata quota di sangue per poter correttamente funzionare. Il sangue che passa negli atri e nei ventricoli non va ad irrorare il tessuto! Le coronarie sono le arterie che portano il sangue al tessuto cardiaco. Se le coronarie si ostruiscono per la presenza di lipidi, le famigerate placche aterosclerotiche,  nell’endotelio, che è il rivestimento interno delle coronarie, si può avere l’angina o l’infarto. Nell’angina si ha una sofferenza, delle cellule cardiache per un ridotto afflusso di sangue (ischemia) senza morte delle cellule stesse, nell’infarto si ha la morte cellulare.

Le Linee Guida Europee della Società Europea di Cardiologia indicano che l’attività fisica aerobica regolare, come la corsa, riduce la mortalità per eventi cardiovascolari del 20-35%,  sia nei soggetti sani, sia in quelli  a rischio per eventi coronarici, sia in chi hanno già avuto una malattia cardiovascolare. L’esercizio aerobico porta ad una riduzione delle richieste miocardiche di ossigeno per il medesimo livello di lavoro esterno, riducendo il rischio di ischemia miocardica. Inoltre l’attività fisica aerobica aumenta il diametro interno delle coronarie, migliora i microcircoli di vasi a livello del tessuto cardiaco e migliora la funzione dell’endotelio riducendo la formazione di placche aterosclerotiche. Quando si ha un infarto la placca aterosclerotica si rompe e il contenuto di lipidi viene a contatto con il sangue provocando la formazione di un trombo di piastrine che va ad occludere improvvisamente la coronaria. L’attività fisica aerobica riduce la capacità delle piastrine di aggregarsi formando dei trombi e migliora la capacità di alcuni enzimi di distruggere questi trombi nel momento in cui si formano. Inoltre si ha anche una riduzione del rischio di aritmie, cioè di alterazioni a livello del tessuto di conduzione del cuore, che possono portare ad arresto cardiaco per la modulazione del sistema nervoso autonomo.

Gli effetti benefici dell’attività fisica aerobica sono raggiunti per intensità che variano fra il 40 e l’80% del massimo consumo di ossigeno o della frequenza cardiaca massimale; livelli di intensità più alti saranno necessari più alto sarà il livello iniziale di fitness e viceversa.  Il volume di attività fisica raccomandato per avere effetto sulla riduzione di mortalità per malattie cardiovascolari nei soggetti sani è di 2.5-5 ore di attività a intensità moderata a settimana. I soggetti che hanno già avuto angina o infarto devono seguire invece dei protocolli di attività individualizzati dopo un consulto medico. Tuttavia, nonostante globalmente l’attività fisica riduca il rischio di malattie cardiovascolari, può essere essa stessa un trigger (fattore di rischio) per l’innesco di malattie cardiache misconosciute. É quindi importante per chiunque si avvicini al mondo della corsa una attenta valutazione da un medico.