RUNCARD

I benefici psicofisici della corsa



Uno dei “trucchi” più efficaci con cui l’evoluzione ha piegato il nostro organismo ai suoi scopi è stato quello di farci “piacere” (attraverso lo stimolo di percorsi neurali “di ricompensa”) le cose che ci erano utili.  E’ chiaro a tutti come un ominide a cui non piacesse mangiare si sarebbe rapidamente estinto per fame. Ma l’uomo “corridore” in tutto questo cosa c’entra? La domanda che dobbiamo porci è la seguente: “Quali sono le modificazioni cerebrali con cui l’evoluzione ci ha forgiato affinché la corsa ci piacesse così tanto da non poterne fare a meno?

Nel suo bellissimo “Why we run”, il biologo ultramaratoneta Bernd Heinrich, studiando a fondo tutti gli adattamenti escogitati dal regno animale per sviluppare uno sforzo di lunga durata, si imbatte nell’antilope di Pronghorn, un mammifero che presenta in assoluto le maggiori capacità al mondo di corsa di lunga durata. Non solo questa antilope è naturalmente dotata ai massimi livelli di tutti i parametri fisiologici utili alla corsa, ma, più di ogni altra cosa, a questo animale correre nelle praterie piace. Il suo organismo, impegnato per millenni in una “corsa agli armamenti” con predatori ormai scomparsi, ha evoluto come sistema di difesa non solo la capacità di correre veloce e a lungo, ma anche il piacere di farlo. Da quando muove i primi incerti passi, fino all’ultimo giorno della sua vita, l’antilope di Pronghorn continua a correre: per gioco, per passione. Non sa perché, ma sa che deve farlo.

Qual è l’unico “predatore” capace di cacciare (senz’armi) l’antilope di Pronghorn? L’uomo. Perché l’uomo non solo ha le capacità tecniche di animale adattato alla corsa di resistenza, ma dispone anche di un cervello che – a differenza di quello dell’antilope – non ragiona di solo e puro istinto, ma è capace di prevedere, immaginare, scegliere. Ogni volta che corriamo sperimentiamo un cuore che batte forte, il vento che ci scompiglia i capelli, e i nostri muscoli che cantano, mentre le endorfine prodotte invadono dolcemente le sinapsi del nostro cervello.

Al di là della sensazione di piacere, ciascuno di noi probabilmente sa che muoversi con regolarità comporta vantaggi notevoli per il nostro organismo.

Tra i tanti benefici alcuni sono strettamente connessi con il controllo dei sintomi depressivi, come ad esempio:

– Migliora l’efficienza cardiocircolatoria

-.Aumenta l’efficacia dell’insulina

– Previene la stitichezza

– Mobilizza i grassi di riserva

– Aumenta la secrezione di ormoni utili

– Migliora la qualità del sonno

– Riduce lo stress (riduzione del tono simpatico)

– Genera euforia e analgesia attraverso l’autoproduzione di endorfine cerebrali

– Produce cannabinoidi endogeni rilassanti naturali come l’anandamide

– Riequilibra le nostre risposte nervose grazie alla produzione di serotonina

– Riduce rapidamente e naturalmente i sintomi della depressione

Nessun altro “farmaco” ha contemporaneamente tutti questi effetti positivi. D’altra parte è del tutto logico che le cose stiano così. Se il nostro organismo si è evoluto muovendosi, ciò significa che la normalità della nostra vita prevede un’intensa e prolungata attività fisica. Se stiamo fermi e sedentari, gli anormali siamo noi.

Dott. Luca Speciani