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Genitori-figli nello sport: ostacolo o valore aggiunto?



I genitori hanno sempre avuto un ruolo importante per la crescita sportiva dei propri figli, anche perché soprattutto a quest’età, i figli devono essere supportati (non esaltati né tantomeno depressi) dai genitori, sia per gli stimoli continui che forniscono, sia per il grande aiuto che possono dare in fatto di educazione, lealtà, fiducia dei propri mezzi, orgoglio e autodeterminazione.

Lo sport è indubbio una scuola di vita, ma nella vita ci sono cose più importanti dello sport. La pressione positiva è stimolante. L’eccesso di pressione è negativo. Seguire il progetto sportivo del ragazzo e sostenerlo non significa di certo renderlo dipendente  e proteggerlo in modo eccessivo. La fiducia in se stesso dell’atleta si fonda in parte sull’educazione che gli appartiene.

L’agonismo è un’esperienza positiva che favorisce di certo lo sviluppo personale. L’etica sportiva, il rispetto degli altri e la responsabilità sono valori che seguiranno il ragazzo per tutta la vita. Importante ricordare ai genitori, che se anche fossero stati sportivi magari praticanti la stessa disciplina del figlio, il suo modo di fare sport di praticarlo non è necessariamente identico al loro, ne tanto meno il figlio non è identico a loro.

I genitori sono una risorsa positiva per l’attività sportiva dei propri figli, quindi fondamentale ricordare queste cose che abbiamo appena scritto.

Con i genitori deve essere cercata un’alleanza, perché una collaborazione intelligente può aiutare a risolvere molti problemi, da quelli educativi dei bambini e dei ragazzi, alle molteplici incombenze organizzative societarie.

Il compito dei genitori è di insegnare ai propri figli che lo sport è un grande veicolo di valori fondamentali, che la vittoria è frutto di un duro lavoro e di un impegno costante e che non conta solo il risultato.

Specialmente in età evolutiva, il bambino e il giovane devono sentire questo appoggio incondizionato da parte dei genitori che li supportano e li valorizzano per quello che sono. Ma purtroppo non sempre è così!

Sfogare le proprie frustrazioni sui figli, trattati come alter ego in grado di restituire l’immagine ideale che a volte non si è riusciti a raggiungere da giovani, contribuisce a capovolgere la realtà.

Eprofondamente contro natura, oltreché immorale, caricare di responsabilità un bambino o un ragazzo di 10-12 anni.

Concludo dicendo che se essere un buon genitore è difficile, ancor più lo è essere un buon tifoso!

Paolo Negrini