RUNCARD

Durezza ossea e infortuni da stress: correre o scaricare?



Il trofismo dell’osso è inequivocabilmente legato al carico applicato ed i trabecolati che lo compongono assumono conformazioni strutturali che rappresentano le linee di forza passanti attraverso lo stesso. I trabecolati ossei posseggono fini disegni geometrici dove le forze trovano il miglior viatico per distribuire in modo equo il carico senza subire danni anatomici.

Da un punto di vista metabolico l’osso necessita di carico ovvero rimane in salute quando viene attraversato dalle forze legate all’ortostatismo del corpo. Un palese riscontro negativo si era già osservato tempo addietro quando gli astronauti vissuti nello spazio senza stimoli gravitari, anche solo per periodi limitati di tempo, rientravano alla base con chiari sintomi e quadri  di tipo simil-osteoporotico.

Più semplicemente si osservano situazioni di trofismo deficitario quando un arto non viene utilizzato per un mese negli esiti di banali fratture. Rimanendo sempre nel campo degli esiti post-traumatici ed in particolare post-fratturativi, sono note da tempo molte pratiche chirurgiche dove si utilizzano dei mezzi di sintesi proprio allo scopo di consentire un carico precoce ed evitare le conseguenze negative del non carico prolungato nel tempo.

Durante il periodo dell’accrescimento, sotto lo stimolo del carico applicato e degli effetti ormonali l’osso si sviluppa proliferando in corrispondenza di alcune sedi specifiche definite nuclei di accrescimento. In queste fasi dello sviluppo osseo che differiscono in termini temporali da sede a sede, alcuni distretti ossei risultano particolarmente sensibili ad un eccesso di carico applicato: ricordiamo il calcagno intorno ai dieci anni, la tibia, sotto il ginocchio intorno ai dodici, le stesse tibie in sede distale più avanti con l’età ma sempre durante la fase di allungamento degli arti. E’ da ricordare che questi tipi di sofferenza dei nuclei di ossificazione sono molo suscettibili a stimoli come la corsa che va limitata là dove la sindrome infiammatoria  persiste.

Di conseguenza possiamo capire come possa essere fuori luogo sottoporre un giovane, dagli otto ai sedici anni, ad allenamenti eccessivamente intensi, sia per quello che riguarda l’intensità che la durata degli stessi, pena la possibilità di seri infortuni proprio in alcuni distretti ossei.

In un soggetto sano con una alimentazione equilibrata e regolarmente esposto ai raggi solari non vi è alcun bisogno di integrazioni alimentari durante la fase di crescita per garantire un regolare sviluppo dello scheletro. Bisogna comunque ricordare che la suddetta esposizione ai raggi del sole che spesso diamo per scontata non è sempre tale perché  le occasioni di stare all’aperto non sono eguali per tutti ed in taluni casi, complice il periodo invernale, tale situazione si verifica con una frequenza limitata e questo può incidere negativamente sul metabolismo osseo in particolare durante l’accrescimento dello stesso: nei casi limite sono presenti patologie legate al rachitismo

Chi non ha mai corso in modo continuativo, chi si è dedicato ad altre discipline ed anche chi inizia a correre in età avanzata non ha solitamente un trofismo osseo consolidato capace di sopportare i carichi di un allenamento impegnativo; in questi casi un incremento repentino della corsa può essere sufficiente a creare fratture da fatica che interessano più frequentemente piede e tibia. In particolare l’osso, in corrispondenza delle inserzioni tendinee, può essere sede di micro eventi fratturativi con strascichi non trascurabili soprattutto se non si ottiene una diagnosi precoce con relativa sospensione temporanea dell’attività della corsa.

In alcuni casi, in particolare a livello del calcagno là dove si inserisce la fascia plantare, sullo scafoide dove abbiamo l’inserzione del tibiale posteriore ed a livello metatarsale, possiamo avere a che fare con condizioni  di tipo pre-fratturativo dove non vi è una vera e propria interruzione della corticale, ovvero la parte superficiale e molto consistente dell’osso, ma siamo in presenza di una marcata sofferenza dell’osso testimoniabile dalla Risonanza Magnetica

Chi risulta osteoporotico per  motivi diversi può trovare giovamento nell’attività fisica ma la corsa può mettere a repentaglio ulteriormente l’integrità dell’osso. Una fase introduttiva al movimento comprendente il cammino, il nuoto, la bicicletta potrebbe risultare meno traumatica e collaborare agli stimoli necessari per la ripresa di un sufficiente trofismo indispensabile per sopportare carichi più importanti.

 

Dott. Luca Speciani