RUNCARD

Dalle Smart Cities alle Sport Cities



Dalle Smart Cities alle Sport Cities: il futuro dei centri urbani si gioca sul filo delle scelte innovative, sull’utopia sempre più concreta di reti di modalità a due ruote o a “due gambe”, sulla ricerca di stili di vita sani, anche dentro città congestionate dal traffico. 

L’esempio, come sempre, arriva dall’estero: dalla Danimarca bike-friendly, dai percorsi running urbani delle grandi citta europee, dai depliant degli hotel parigini che propongono la visita del centro storico in tuta e scarpette, dai manager newyorkesi (imitati poi da quelli milanesi e romani) che mettono la sveglia alle 5,30 del mattino per condividere l’allenamento prima di perdersi in bilanci o stock options. La mania della corsa mette radici e si consolida nelle abitudini di uomini e donne di ogni età, attenti alla cura del proprio stato fisico. La chiave è proprio la salute: anche gli Italiani hanno capito che una maggiore attenzione alla propria forma fisica significhi prevenire le malattie da sedentarietà, dalle patologie cardiache a quelle oncologiche; a questo basta shakerare l’impatto della crisi, che ha messo in difficoltà i circuiti indoor di gestione del tempo libero. Strade, piazze, lungomare, parchi diventano palestre a cielo aperto, fruibili a basso costo, senza distinzione di età, stato di forma, condizione economica. 

Il running è aggregatore sociale “democratico”, inclusivo, se è vero, come è vero, che a fianco dei runner solitari, con cuffiette e playlist musicale, si moltiplicano i “gruppi di corsa”, le community, non solo quelle che si muovono al canto del gallo.

E gli Italiani, da sempre campioni indiscussi di sedentarietà e spesa sanitaria? Leggendo i dati di una ricerca commissionata a Istituto Piepoli dalla Federazione Italiana di Atletica Leggera, pare cerchino spazi per lo sport all’aria aperta, parchi e aree attrezzate, percorsi misurati e certificati, iniziative low cost per godere della propria passione e stare meglio. Il “partito dei corridori” rappresenterebbe la maggioranza degli italiani: più di uno su due dichiara di correre all’aria aperta almeno una volta al mese, mentre incrementando la frequenza a 2-3 volte la settimana la quota tocca comunque un significativo 17% degli intervistati.

Proprio la FIDAL ha lanciato più di tre anni fa il progetto Runcard, da un lato per regolamentare il fenomeno delle corse su strada e riportarlo entro un alveo di certezze e tutele, dall’altro per consacrare uno sport ormai diffuso anche “oltre” campi e palazzetti. Gli stessi italiani spendono in abbigliamento tecnico e accessori ipertech per monitorare la prestazione, ma pretendono ci si adegui a questa “esigenza di sport”: eccolo il “secondo tempo” della sportivizzazione delle città, con il suo stesso ribaltamento concettuale; non si tratta più, infatti, di recuperare spazi per lo sport all’interno del tessuto urbano, ma concepire nuove città a misura di sportivo, pensare trasformazioni urbane nelle quali lo sport diventi servizio pubblico, ricucitura fra aree e quartieri, centro e periferia, luoghi dell’identità e “non luoghi” della modernità, aeroporti, porti, stazioni, centri commerciali. Ogni spazio libero diventa “palestra”, ogni luogo nel quale si possano indossare un paio di scarpe da running, godere del panorama, respirare a pieni polmoni o visitare una Città d’arte. 

Una rivoluzione.

E i “decisori politici” sono pronti? Gli assessori allo sport saranno ancora a lungo figli di un dio minore ai quali si chiederà di aprire e chiudere una piscina come un palazzetto, o diventeranno innovatori, urbanisti, co-gestori delle politiche sociali e sanitarie, ambasciatori di città visitabili di corsa, in bicicletta o a piedi, filosofi di realtà urbane moderne nelle quali lo sport diventi attività propedeutica a ogni altro gesto della quotidianità? Non lo sappiamo, nonostante questo produrrebbe consenso ai politici per scelte socialmente rilevanti, umane, rivoluzionarie.

Ci sarà qualcuno cosi illuminato da capirlo prima degli altri? Provarci è un dovere.

Fabio Pagliara (Segretario generale FIDAL)