RUNCARD

Cosa si intende per “fatica”



La fatica è un argomento ancora controverso in ambito sportivo.

“Il corpo umano è in anticipo di secoli rispetto al fisiologo, perché riesce ad integrare il lavoro del cuore dei polmoni e dei muscoli cosa troppo complessa da analizzare per lo scienziato” (Bannister, 1956)

Rimanendo nel campo degli sport di endurance, sulla scia dei primi studi di Hill ad inizio ‘900, la fatica è stata sempre interpretata, e continua in gran parte ad essere ancora così al giorno d’oggi, come un evento “catastrofico“.

Fatica che si verifica:

Durante l’esercizio d’intensità sottomassimale, inoltre, si pensa che la fatica possa essere condizionata dall’esaurimento delle scorte del glicogeno.

E’ ormai accertato che la FATICA in tutte le forme di esercizio si sviluppa prima che ci sia un completo reclutamento muscolare. Infatti durante l’esercizio fisico prolungato viene reclutato tra il 35 e il 50% della massa muscolare attiva (Tucker et al, 2004;.. Amann et al, 2006); mentre durante l’esercizio massimale il reclutamento arriva circa il 60-70% del massimale (Sloniger et al, 1997; Albertus, 2008). Di conseguenza l’esercizio anche se effettuato alla massima intensità possibile, rimane sempre submassimale perché esisterà sempre una riserva di unità motorie (Amann et al, 2006; Swart et al, 2009; Marcora, Staiano, 2010; Ross et al, 2010) che non vengono pienamente utilizzate nemmeno durante esercizi massimali.

Studi recenti dimostrano che anche il test convenzionale della misura del massimo consumo di ossigeno produce valori sub-massimali (Beltrami et al, 2012; Mauger, Sculthorpe, 2012).

La FATICA MUSCOLARE, quindi, non scaturisce solo in conseguenza di cambiamenti periferici che avvengono a livello muscolare ma anche perché il sistema nervoso centrale non riesce a stimolare adeguatamente i motoneuroni. In conclusione l’affaticamento muscolare umano non risiede solo nel muscolo (Gandevia, 2001); quindi nella prestazione sportiva è il cervello l’organo critico, non il cuore o i polmoni (Entine, 2000).

Noakes et al., hanno ipotizzato l’esistenza, all’interno del SNC di un centro che regola l’esercizio fisico per mezzo di un modello complesso.

La PRESTAZIONE non è limitata da una alterazione dell’omeostasi di alcuni organi chiave come i muscoli scheletrici, ma viene regolata in anticipo affinché non si verifichi alcun danno biologico.

L’esperienza, oltre a numerosi studi, conferma che, ingannando il sistema nervoso ad esempio con l’ascolto di musica o con informazioni inesatte sulla durata della prova, la prestazione migliora.

Un’ ipotesi interessante (Noakes), ma ancora non dimostrata, è che nel caso di un arrivo in volata, non sarà la fisiologia a determinare il vincitore. Piuttosto nella parte finale della gara, il cervello del secondo arrivato, e di quelli che sono dietro accettano le rispettive posizioni finali e non scelgono di lottare per raggiungere una migliore posizione finale. Una volta che ogni corridore accetta consapevolmente la propria posizione finale, l’esito della gara è decisa. Così come un singolo atleta “decide” di vincere, anche gli altri corridori classificati decidono che non andranno a vincere.

 

Francesco Della Mattia