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#COMPLEANNORUNCARD “Obiettivo raggiunto: oggi il tempo era nella risposta” – Stefano Cencetti



Denso e appassionante il racconto che Stefano Cencetti ci ha mandato della sua prestazione alla maratona “Del riso…la Maratona”, svoltasi a Santhià il 1° maggio 2017.

Ha stretto i denti, Stefano, non tutto è andato liscio come avrebbe voluto, ma…ha tagliato il traguardo!

Di seguito il suo contributo.

Se volete mandarci il vostro scrivete a compleanno@runcard.com, allegando almeno una foto.

#COMPLEANNORUNCARD 

 

Dopo il primo chilometro e mezzo, male alla milza. “Si comincia bene”, ho pensato. Non mi succede mai. Ma lì ho iniziato ad avere il sentore che l’obiettivo che mi stava ponendo la maratona fosse non tanto quello di fare il tempo quanto un altro…ma avevo ancora qualche chilometro per scoprirlo…sul momento dovevo risolvere la milza…mi sono ricordato che a un allenamento avevi detto che non è la milza che fa male, ma il diaframma, e che quel dolore è dovuto ad una respirazione non corretta…quindi ho cominciato ad affondare la respirazione, cercando profondità e rilassatezza. Dopo cinque minuti non c’era più. E una era andata. E così fino al venticinquesimo io e il grande Beppe Giuseppe Tamburello eravamo due metronomi: tra cinque e venti e cinque e trenta, come programmato.

Al ventinovesimo, il primo crampo alla gamba destra. Ho diminuito il ritmo. Facevo i conti da chilometro a chilometro: facevo circa sei, e calcolavo che avrei potuto anche farcela, in qualche modo, a stare sotto le quattro ore. Ho cercato di mantenere quel ritmo, ma i dolori erano tanti e mi partivano i crampi, quindi ho dovuto diminuire un po’.

Al trentaquattresimo ho pensato di ritirarmi. Le condizioni meteo continuavano ad essere proibitive, non so se l’acqua che mi andava nelle lenti o la stanchezza mi faceva ballare gli occhi. Lì, però, ho cominciato a collegare. Non è il tempo, oggi, l’obiettivo. No. Oggi l’obiettivo è rispondere alle avversità, capire l’avversità, assecondarla e gestirla fino a farla diventare un alleato che ti insegna qualcosa. Oggi l’obiettivo è dare una risposta, la migliore possibile considerando noi stessi in relazione al contesto e al momento. Non mi ritiro (“Non saresti stato te, maestro”, mi avrebbe detto Daus più tardi). Mancano otto chilometri. E centonovantacinque metri. L’obiettivo oggi è rispondere. E allora rispondo. Trovo il ritmo al quale non mi prendono i crampi e avanti. Sai meglio di me che gli ultimi chilometri sono lunghi, e viene sempre da pensare che abbiano sbagliato a mettere il cartello. Ma ormai sono determinato: ho raccolto la sfida, so cosa ho da imparare oggi. Adesso l’obiettivo è chiaro.

Dal quarantesimo al quarantaduesimo i crampi prendevano a prescindere dal ritmo. Ormai ci sono. Ultimo ristoro. Uvetta, spicchio d’arancia e via andare. Ultimi duecento metri. Parcheggio Lidl, vedo la nostra macchina, era vicino alla piazza dove siamo partiti. Piazza Aldo Moro. Sono arrivato, è finita. C’è Daus. (“Io non vengo dentro fino a che non arriva il maestro”, mi dirà dopo di aver detto agli altri. E solo per questo valeva la pena non ritirarsi.) “Vai maestro”

Ho cominciato a piangere. Daus mi è venuto incontro. “Ho i crampi dal ventinovesimo ma ce l’ho fatta”, credo di avergli detto più o meno così, sicuramente piangendo. Tremavo come una puppola, non riuscivo nemmeno a tenere in mano il bicchiere del tè…tant’è che ho fatto lavorare il primo maggio anche Luca Grassi, l’amico di sempre, che ha dovuto lui darmi da bere per evitare che rovesciassi tutto…

Sono arrivato in palestra e miei compagni di avventura mi hanno accolto con un applauso che mi ha fatto commuovere di nuovo.

Non dimenticherò mai la tenerezza di Andrea Aldinucci che mentre ero in accappatoio ha visto che tremavo e, come fossi un neonato indifeso, mi abbracciava e mi assistiva; così come Marta Fontani, che mi ha ritrovato la borsa e cercato i panni del cambio. Incredibili, davvero, tutti voi per l’affetto dimostrato. Una due giorni di sport e amicizia con Luigi Ravarino, Sandra, Matteo Tamburello, Giuseppe Michelagnoli, Elena Pagni e la piccola Giulia, che ci sopporta senza lamentarsi mai, Sara Landi. Grazie, grazie a tutti, di cuore: trasferta e gruppo eccezionali.

Coach: grazie sempre. Obiettivo raggiunto: oggi il tempo era nella risposta.