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Cibo, prestazione e salute: un binomio inscindibile



Ogni giorno immettiamo nel nostro organismo una grande quantità di alimenti. Ciascuno di questi alimenti è composto da migliaia di molecole diverse, ciascuna in grado individualmente, o in concerto con le altre, di generare risposte di adattamento: ingrassamento, dimagrimento, fame, muscolazione, ritenzione idrica, diuresi, innalzamento glicemico o pressorio, allergie e alla lunga anche tumori. Una valida strategia alimentare deve tenere conto sia dei rapporti tra nutrienti (proteine, carboidrati, minerali, vitamine, antiossidanti) che della qualità degli stessi. Quest’ultimo punto è di gran lunga il più disatteso a livello di comune sentire: tutti parlano di sana alimentazione e poi, tra gli scaffali dei supermercati troviamo “alimenti” zeppi solo di zucchero, oli e grassi scadenti, farine raffinate, sale, conservanti, additivi, edulcoranti. Inoltre, e questo è molto più grave, ritroviamo zucchero e farine raffinate in quantità anche nelle sedi in cui l’intervento pubblico dovrebbe tutelare la salute dei cittadini: parlo di asili, scuole, ospedali, in cui non è raro trovare pasti basati su riso bianco raffinato e formaggini ai polifosfati.
Poiché questo tipo di alimentazione genera documentatamente malattia (diabete, ipertensione, risposte allergiche, tumori) mi chiedo perché non vi sia un’azione mirata, da parte degli organi preposti e dei loro responsabili scientifici, in direzione opposta a quella attuale. Qualità del cibo significa qualità della vita, ma occorre un passo culturale importante per capire che il cibo “buono” non è quello salato, zuccherato, artificialmente insaporito, ma quello naturale, non raffinato e poco lavorato: frutta e verdura di ogni tipo, proteine non processate o lavorate, cereali e legumi integrali. Buon carburante genera buona prestazione: umana, sportiva, di salute. Imparare a nutrirsi significa imparare a vivere e poter contare su risorse che da tempo credevamo sopite.

 

Dott. Luca Speciani