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Carenze di ferro negli atleti di resistenza



Gli atleti di resistenza, maratoneti in particolar modo, possono sperimentare la carenza ferro, per il tipo di sforzo fisico a cui si sottopongono e non solo. Quali sono i sintomi? Come si assume? Come si controlla?

Ferro e maratoneta, binomio indivisibile. Il maratoneta deve fare attenzione ai livelli sierici di ferro assumerlo adeguatamente e controllarlo con regolarità. Per mantenere il ferro a livelli ottimali e non causare peggioramenti della performance, vanno adottate opportune misure nutrizionali. Lo sport, la maratona, espone l’organismo a massimali di fatica e di stress, comporta uno specifico adattamento del nostro organismo e una particolare richiesta di macro e micronutrienti.

Il ferro, soprattutto nei maratoneti, ma in generale negli atleti resistenza (fondo, 1/2fondo, ciclismo, sci di fondo, triathlon) deve essere monitorato almeno una volta l’anno, poiché in questa categoria sono frequenti carenze di ferro cliniche o subcliniche (25% delle donne, 10% degli uomini). Inoltre si osservano diminuzioni sieriche di ferritina ad elevato rischio di deficit, nel 30% degli uomini e nell’80% delle donne.

Perché i maratoneti sono più soggetti a deficit di ferro?

Il bilancio negativo del ferro nei maratoneti si deve a cause di diversa natura.

Risposte fisiologiche allo sforzo:

L’allenamento intenso per sport di endurance, induce un incremento di saturazione della transferrina, causando un ritardo dell’assorbimento del ferro attraverso la membrana degli enterociti. L’aumentata predisposizione delle donne a deficit di ferro si deve, non solo al ciclo mestruale, ma anche a un incremento di livelli di epcidina (regolatore centrale dei livelli sistemici del ferro) dopo l’esercizio. Si consideri inoltre, che la dieta occidentale non apporta adeguati livelli di ferro per le donne (14 mg/die minimo, in donne sedentarie con livelli di ferro nella norma) mentre si stima che le atlete ne assumano mediamente solo 12.5 mg/die.

Perdite di ferro per cause intrinseche alla corsa:

Subito dopo una maratona, e per i 15 giorni successivi, le concentrazioni di ferro nel siero possono aumentare, a causa della rottura meccanica dei globuli rossi e la liberazione di emoglobina nel plasma (emoglobinuria). Contemporaneamente, tra il secondo e il nono giorno successivo alla corsa, si osservano una diminuzione di eritrociti, ematocrito ed emoglobina.

Perdite di ferro possono verificarsi in seguito a traumi legati all’estenuante sforzo fisico che una maratona richiede, come gastrite da stress, ischemia intestinale transitoria, traumi ripetuti da impatti agli organi intra-addominali, secrezione elevata di ferro nei prodotti biliari o lesioni da FANS (antiinfiammatori non steroidei), emorragie polmonari e/o gastro-intestinali, emolisi indotta dall’esercizio.

Quest’ultima è stata osservata anche in ciclisti e nuotatori e le cause non sono ancora state del tutto comprese. Sembra che alla base di questo fenomeno, ci siano un’aumentata pressione intramuscolare (fino a 300 mm Hg) e, nel caso dei runners,  l’impatto del piede con il suolo, la cui energia passa da 0.29 J nella camminata a 3.99 J nella corsa. La velocità della falcata influisce ulteriormente sul tasso di emolisi.

Questi eventi causano una deformazione transitoria dei muscoli e del piede, incrementando la suscettibilità alla rottura dei globuli rossi.

 

Dott.ssa Faè Damiana Antonia – Biologa, nutrizionista