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Carenza di ferro: come rimediare?



Il problema del ferro, importante mediatore del trasporto di ossigeno nel sangue all’interno della complessa molecola dell’emoglobina, è molto delicato in ogni atleta, e in particolar modo nelle atlete in età fertile, che devono provvedere ogni mese al ripristino del sangue perso con il ciclo mestruale, oltre al naturale turn-over accelerato da rottura dei globuli rossi, tipico di chi fa sport di endurance.
Capita dunque frequentemente che donne con un’alimentazione anche adeguata, si trovino poi, a causa di un flusso mestruale troppo elevato, in carenza di ferro. La domanda da porsi, in tal caso, è la seguente: perché il ciclo mestruale è alterato? Le alterazioni leggere del ciclo sono infatti molto spesso legate a disfunzioni ipotalamo-ipofisarie connesse con squilibri generali dell’organismo, quali potrebbero essere uno sbilancio energetico (spese non coperte a sufficienza dagli apporti alimentari), una policistosi ovarica, una carenza di assunzione proteica. Ritengo quindi che un corretto iter diagnostico e terapeutico debba prevedere, prima di pensare ad una integrazione con ferro, alla rimozione delle cause all’origine del problema: se le mestruazioni sono troppo abbondanti a causa di una scorretta nutrizione che altera lo stimolo ipotalamico alle ovaie, occorrerà prima correggere gli aspetti nutrizionali. In tal modo il problema sarà stabilmente risolto e non solo temporaneamente.
Qualora comunque si giunga alla scelta di una terapia marziale (cioè a base di ferro) è necessario fare attenzione ad alcuni importanti aspetti. Prima di tutto la forma in cui il ferro viene assunto non è priva di importanza. Quando il ferro (che viene utilizzato nella sua forma bivalente, e non trivalente) è legato ad una molecola organica, la sua assimilazione è molto maggiore, rispetto a quella inorganica (di solito solfato di ferro o ferro pirofosfato). Le molecole più utilizzate sono di solito il gluconato di ferro, il bisglicinato, l’oxiprolinato. Quest’ultima forma risulta essere quella più facilmente assimilabile, tanto da poter essere utilizzata anche a bassi dosaggi con buoni risultati. Al contrario il ferro solfato può restare in circolo a lungo senza essere assimilato, e generare sia irritazione al tubo digerente, sia una reazione chimica pro-ossidante detta “reazione di Fenton“.
Occorre anche ricordare che il ferro vede facilitata la sua assimilazione in presenza di cofattori come la vitamina C, l’acido folico, il rame, la vitamina B12, mentre la sua assimilazione viene ostacolata in presenza di latticini e farinacei. L’assunzione di un eventuale integratore va dunque prevista lontano dai pasti, o almeno lontano da pane e formaggio.