RUNCARD

Allergie, farmaci e prestazioni



Quanti atleti soffrono di patologie allergiche? Moltissimi. E, nonostante spesso patologie come riniti, asma da sforzo, coliti, dermatiti, siano sostenute da allergie alimentari sottostanti, la via più comune resta quella della soppressione farmacologica.

Dalle allergie alimentari però spesso si può guarire. Recuperare appieno la tolleranza immunologica verso il cibo e verso l’ambiente è possibile. Questo obiettivo deve essere raggiunto gradualmente, con una corretta impostazione dietetica che permetta all’organismo di riconoscere come amici gli alimenti che mangiamo tutti i giorni.

Un neonato è per definizione allergico e intollerante a tutti i cibi, con l’eccezione del latte materno. Con l’inizio dello svezzamento, un passo alla volta, il bambino impara a tollerare ogni alimento e alla fine di questo periodo di adattamento impara a utilizzare tutti i cibi come fonte di energia per il suo sviluppo. Allo stesso modo anche l’adulto può rieducare il proprio sistema immunitario verso la tolleranza immunologica.

Una volta identificate le eventuali allergie alimentari ritardate si imposterà uno schema che rispecchi in tutto e per tutto lo svezzamento infantile, alternando giorni di consumo e giorni di non consumo degli alimenti sospetti.

L’impostazione di una dieta per il recupero della tolleranza immunologica deve sempre prevedere nella settimana dei giorni di reintroduzione. Ad esempio nelle prime 2-3 settimane si prevederanno come giorni liberi solo il mercoledì e la domenica. Passate queste prime settimane si procederà aumentando gradualmente il numero dei giorni liberi.

I comuni rimedi per questo tipo di patologia, ove non si voglia seguire la via alimentare, sono gli antistaminici o i cortisonici, che hanno una discreta efficacia momentanea nello spegnimento dei sintomi. Purtroppo hanno entrambi forti controindicazioni. Se infatti l’effetto di un antistaminico è, come dice il nome, volto a contrastare gli effetti dell’istamina (molecola messa in circolo dalla mastcellula quando entra in contatto con l’allergene incriminato, responsabile della maggior parte dei sintomi reattivi), contemporaneamente il farmaco “spegne” anche la nostra vitalità e reattività ordinarie. In altre parole, per usare un termine a tutti chiaro, l’antistaminico ci “rimbambisce” un po’: rallenta i nostri riflessi e la nostra reattività agli stimoli tanto da meritare la raccomandazione sul foglio illustrativo – che nessuno poi rispetta – di non guidare l’automobile sotto i suoi effetti. A parte dunque il consiglio di guardare bene a destra e a sinistra quando attraversiamo la strada a primavera, possiamo facilmente immaginare cosa significhi svolgere i nostri allenamenti sotto antistaminico.

Con i cortisonici non va molto meglio: il cortisone abbassa l’attività del sistema immunitario (e questo è il mezzo con cui abbatte i sintomi allergici) ma contemporaneamente genera riduzione della massa muscolare, ritenzione idrica, deposito addominale di grasso, ipertensione, diabete. Tutte conseguenze sgradevoli per chiunque pratichi attività sportiva. Un insieme di buoni motivi, insomma, per limitarne l’assunzione ai soli casi disperati. E per iniziare, da oggi, un serio lavoro di prevenzione alimentare.

Dott. Luca Speciani