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Alimentazione e osteoporosi nello sportivo



E’ importante ricordare come, al di là di qualunque suddivisione percentuale tra nutrienti o abbinamento di cibi, se non si raggiunge la quantità di calorie di cui il corpo ha ogni giorno bisogno, l’organismo riceve un segnale di blocco delle funzioni anaboliche ossee e muscolari. Se non si mangia, l’ipotalamo (non ricevendo stimolo leptinico) segnala all’ipofisi di non stimolare in alcun modo la crescita ossea e muscolare.

Questa funzione di autodifesa è un’eredità dei nostri antenati del paleolitico, che hanno dovuto imparare a sopravvivere in un ambiente dove le carestie erano all’ordine del giorno, e dove l’unica difesa alla carenza di cibo era quella di rallentare i propri ritmi metabolici abbassando i propri consumi. Uno dei mezzi più semplici era quello di ridurre l’incremento di massa muscolare, che prevede però lo stesso mediatore della massa ossea (il GH o ormone della crescita).

Oggi si è scoperto anche attraverso quali mediatori biochimici questo avvenga, e precisamente grazie alla modulazione della leptina, un ormone secreto dalle nostre cellule adipose. Ecco perché una ragazza anoressica, anche nel pieno del suo vigore giovanile, ha muscoletti da bambino e osteoporosi grave. Il suo inesistente segnale leptinico blocca la crescita, allo stesso modo con cui blocca le ovaie e riduce l’attività tiroidea.

Se proviamo a dare a questa ragazza dosi massicce di calcio (per farle fare osso) non caviamo un ragno dal buco. Finchè un corretto segnale leptinico non va a sbloccare lo stop ipotalamico alla crescita, il risultato sarà zero. Il sangue di questa ragazza potrà infatti essere zeppo di calcio, ma in quella situazione non sarà in grado di depositarne nemmeno un po’ nelle ossa, se l’ipotalamo non può dare il suo benestare.

I punti chiave che devono orientare lo stile di vita di chi abbia problemi di osteoporosi non devono essere rivolti alla ricerca dei cibi contenenti tanto calcio, ma:

1) Alla riduzione dello stato infiammatorio generale dell’organismo

2) Al controllo dei picchi insulinici nel sangue (anch’essi fonte di infiammazione)

3) Al rispetto della normocaloricità (a completa compensazione anche del consumo energetico sportivo)

4) Al consumo di un’adeguata quantità di proteine (l’osso è fatto di matrice minerale e proteica)

5) Ad una pratica moderata ma regolare di un’attività sportiva gradita (con la sola attenzione, in una prima fase, al potenziale rischio fratture).

 

Dott. Luca Speciani